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Coordinamento per i Referendum Deliberativi di Iniziativa Popolare Senza Quorum
  • Coordinamento
  • Determinazione fondativa del Coordinamento
  • Modulo di Adesione al Coordinamento
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Proposta di struttura e modalità di adesione

Inviato da Giuseppe Strano il Mar, 07/07/2009 - 00:34
Ritratto di Giuseppe Strano
  • Premesso che si è costituito un coordinamento di organizzazioni (associazioni, movimenti, gruppi, etc) e di singoli, denominato "coordinamento per la democrazia diretta" (1), con l'intento di promuovere azioni pratiche e concrete, affinché vengano introdotti i referendum deliberativi ad iniziativa popolare senza quorum a livello comunale, provinciale, regionale, e nazionale.
  • Gli aderenti al coordinamento accettano il seguente regolamento:
  • Adesione di singoli cittadini.
    • Per aderire basta segnalare la propria volontà di aderire al coordinamento segnalando in maniera sufficientemente accertata la propria identità (nome e cognome) la propria località di residenza e un metodo per essere contattato. In via preferenziale una email, oppure un numero di telefono o un indirizzo postale.
    • L'aderente può segnalare uno o più eventuali gruppi o organizzazioni cui esso fa riferimento.
    • L'adesione comporta la pubblicabilità dei dati identificativi e del gruppo di riferimento (ad esclusone del metodo e dei dati per essere contattato).
    • L'aderente viene anche contestualmente iscritto al sito refdeliberativi.net con la qualifica e i diritti di utente aderente.
    • Qualsiasi membro può autocandidarsi a qualsiasi incarico previsto.
  • Adesione come organizzazione o gruppo.
    • Un gruppo anche informale può dichiarare la propria adesione segnalando al coordinamento tale decisione attraverso un delegato ufficiale del gruppo o comunque riconosciuto come tale. La segnalazione deve contenere il nome esatto del gruppo, la data in cui tale decisione è stata presa e l'organo decisionale che l'ha presa in accordo alla prassi del gruppo stesso. La veridicità ed affidabilità della dichiarazione è a carico del dichiarante.
    • In qualsiasi momento il gruppo con le stesse modalità può segnalare uno o più delegati dal gruppo abilitati a esprimere la decisione presa dal gruppo stesso rispetto alle deliberazioni che vengono proposte in votazione.
    • Le organizzazioni (o gruppi) avranno un numero di delegati in ragione del numero degli iscritti al coordinamento di ciascuna: 3 macrovoti per quelle con più di 500 iscritti, 2 per quelle da 101 a 500 iscritti, 1 per quelle da 31 a 100 e 1/2 per quelle da 10 a 30.
  • Esclusioni dal coordinamento
    • Le richieste di adesione sia di singoli che di gruppi sono sempre accettate. E' possibile però avanzare una richiesta di esclusione di uno o più membri o di uno o più gruppi. La richiesta deve essere sottoscritta da almeno il 2% degli iscritti alla data della richiesta stessa,.O da almeno un rappresentante dei gruppi aderenti. In questo caso viene aperta una procedura di valutazione della "richiesta di esclusione", con una discussione pubblica sulle ragioni per cui la si richiede, che si conclude con una votazione.
    • La procedura viene aperta entro i 7 giorni successivi alla ricezione della richiesta al direttivo. Avviene sui normali canali di discussione multimediale o fisica. La votazione deve avvenire entro e non oltre i 30 gg successivi alla richiesta.
    • Un membro o un gruppo escluso non possono ripresentare la propria richiesta di adesione per i successivi 365 giorni.
    • Una richiesta di esclusone per lo stesso aderente o gruppo, non può essere ripresentata dagli stessi proponenti per i successivi 365 giorni.
  • Decisioni del coordinamento
    • La sovranità sulla res del coordinamento spetta al complesso degli aderenti e dei delegati dei gruppi.
    • Si sottolinea che le regole decisionali del coordinamento (descritte in dettaglio nelle successive "regole per le assemblee generali") ricalcano quelle della confederazione svizzera: diventa decisione del coordinamento ciò che viene approvato dalla maggioranza dei delegati delle organizzazioni che lo compongono e dalla maggioranza del complesso dei singoli membri.
    • Norma transitoria: La componente decisionale relativa alle organizzazioni entrerà in vigore non appena siano state definiti almeno cinque delegati di gruppo. Fino ad allora le decisioni sono prese solo a maggioranza della totalità degli aderenti votanti.
  • Direttivo del coordinamento
    • Ha il compito di organizzare la pratica dei diritti di partecipazione di tutti gli aderenti ala coordinamento. Implemente le decisioni prese dal coordinamento, creando all'occorenza gruppi di lavoro. Può prendere decisioni operative che siano conformi alle decisioni di ordine genenale prese dal coordinamento. Può anche prendere decisioni non previste esplicitamente dal coordinamento, purchè non in contrasto con gli scopi del coordinamento e i diritti di partecipazione e informazione di tutti gli aderenti. Si riunisce su richiesta di almeno 1/5 dei suoi membri, è presieduto da un membro scelto dal direttivo di volta in volta, e tiene un verbale delle riunioni che viene reso pubblico nel minor tempo possibile.
    • Il direttivo può decidere a maggioranza di svolgere le proprie riunioni tramite struemnti telematici (skype, mailing list e quant'altro...)
    • Fanno parte del direttivo i membri delegati dalle organizzazioni aderenti (sempre nelle misure stabilite al punto 2) e un numero massimo di membri, pari a 1/10 del numero totale degli aderenti, scelti da questi ultimi con voto singolo.
    • Sia gli uni che gli altri sono revocabili in ogni momento dai rispettivi mandatari.
    • Nel caso di quelli scelti dal complesso degli aderenti col metodo della votazione singola con candidature e votazione sempre aperte con controllo mensile dei consensi espressi.
    • Non si può essere contemporaneamente membri delegati da un gruppo e membro candidato al direttivo.
  • Portavoce
    • Il portavoce mantiene i contatti ufficiali costituendo un punto di riferimento formale per l'esterno, provvedendo a che le informazioni sulle sue attività (specie quelle cruciali) siano messe a disposizione di tutti gli aderenti.
    • In ogni caso deve cercare di rappresentare la volontà generale degli aderenti, senza scotomizzare le posizioni di minoranza.
    • Di norma non agisce sua sponte ma su mandato degli aderenti. Tuttavia ha margini di azione a suo rischio e pericolo, essendo il giudizio sul suo operato sempre in atto.
    • Il mandato infatti è sempre revocabile in ogni momento col sistema della votazione a graduatoria con candidature e votazione sempre aperte e soglia di stabilità (quantitativa del 10% e temporale di 7 giorni)(*).
    • Dopo un anno di incarico continuativo non può comunque continuare il mandato.
  • Webmaster (adminref) e collaboratori (co-admin)
    • Il ruolo di queste figure è quello di rendere possibile la discussione, la comunicazione e le decisioni anche tramite il sito refdeliberativi.net,
    • conservare e proteggere il nome del sito e di dati in esso contenuti. proporre e attuare tutti i cambiamenti che verranno ritenuti utili al miglior funzionamento dle sito stesso.
    • Nel caso in cui ci dovessero essere più candidati a questi ruoli di quanti siano necessari si procederà a votazione secondo lo stesso metodo previsto per i membri del direttivo.
    • Su mandato del direttivo il webmaster e co-admin possono avvalersi di consulenze esterne, sotto il loro diretto monitoraggio e responsabilità.
  • Compensi e rimborsi.
    • Nessun compenso o rimborso è attualmente previsto per alcuno degli incarichi previsti.
(1) In sede di determinazione fondativa iniziale il nome originario era: Coordinamento per i Referendum Deliberativi a Iniziativa Popolare senza Quorum. In quella stessa sede si stabilì che il nome sarebbe stato definito nella prima assemblea successiva. Dopo aver raccolto diverse proposte si è aperta una pre-votazione dalla quale sembra emergere una volontà abbastanza definita per il nome "Coordinamento per la Democrazia Diretta" per questo motivo viene indicato questo nome, che tuttavia sarà pienamente ratificato in sede di assemblea del 15 luglio a Roma. Si sottolinea che le prevotazioni saranno onsiderate valide espressioni di voto che si sommeranno a quelle eventualmente espresse dai fisicamente presenti in sede di assemblea. (*) Per soglia di stabilità quantitativa (del10%) si intende che per decadere il precedente incaricato deve avere il 10% im meno dei consensi del candidato che subentra. Per soglia di stabilità temporale (di 7 gg) si intende che tale situazione si deve mantenere per almeno 7 gg consecutivi.
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#1 Coerenza con gli intenti

Inserito da Leonello Zaquini il Mar, 07/07/2009 - 01:57.

Caro Pino,
a me pare che le regole che tu e mariafrancesca avete stilato dovrebbero essere meglio precisate dal punto di vista degli intenti.
In un coordinamento per la democrazia diretta, o per i referendum deliberativi . . . o per piu- democrazia, . . . ecc ecc andrebbe a mio avviso precisato che chi ci fa parte, e chi ricopre cariche debba avere l' intenzione di sostenere gli scopi del coordinamento e che questa intenzione debba essersi palesata in modo fattivo.
Faccio due esempi.
1) per il gruppo offcina vale la seguente regola, esplicitata al punto 9.:
9- Va perseguito il "bene collettivo" e va affermato che esso non è il « vantaggio del partito », del « gruppo » o del « movimento » e tanto meno quello personale. Il "bene collettivo" è quello che corrisponde al maggior benessere della comunità in rispetto dell'ambiente in cui quella comunità vive.
TRadotto in parole povere: dopo sei mesi di riflessione abbiamo deciso che chi NON persegue l-interesse collettivo ma (per esempio) palesemnemte e smaccatamente si limita a ragionare con un' ottica di partito-bottega, . . . quello non fa parte di officina. Intendiamoci, con quello si possono si fare 'alleanze", ma non lo si potra' considerare parte di quel gruppo con cui si lavora assieme, gruppo specifico, unito da quegli intenti. Lui sarebbe ALTRO, magarinon un nemico ma diverso da noi. Cosi- come uno che fosse violento . . . o uno che non volesse la trasparenza . . . o fosse contrario dalla democrazia . . . ecc ecc .
UN altro esempio.
2) Piu' di dieci anni fa (forse venti) nel paese dove mi trovo adesso in Italia, c-era una Pro loco, che aveva un certo orientamento e dei fini (vagamente pro-ecologiostici) . Gli scopi della proloco non erano pero' specificati nello statuto (a differenza di quanto fatto da Officina, che ha redatto una carta degli intenti, e che dicerto se e quando diventeremo associazione faranno parte dello statuto).
Un giorno da torino e' arrivato un torpedone carico di socialisti (militonti del partito: PSI, di allora) si sono iscritti alla Proloco del villaggio, hanno eletto un presidente che era noto per avere fini diametralmente opposti (vagamente pro-cementizi) a quelli della proloco, fino a quel momento. . . . a sera il torpedone e' ripartito ed ha riporta ti in citta' la vagonata di militonti di partito.
Il presidente e' pero' rimasto ed anche la "nuova pro-loco dallíntento cementizio", in sostituzione della precedente.
= = =
Ritengo che il regolamento di una associazione o gruppo non possa prescindere dagli intenti.
E che questi vadano dichiarati non solo nel titolo ma anche nel regolamento e che si debba richiedere agli aderenti di aderire a condizinoe di essere coerenti con gli intenti.

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#2 Caro Pino, a me pare che le

Ritratto di Giuseppe Strano
Inserito da Giuseppe Strano il Mar, 07/07/2009 - 03:02.

Caro Pino,
a me pare che le regole che tu e mariafrancesca avete stilato dovrebbero essere meglio precisate dal punto di vista degli intenti.

Non so quanto maria francesca condivida questa stesura. In effetti ha partecipato quasi nulla (a aprte la lettura e qualche critica). Nel bene o nel male è roba del mio sacco.
La sola cosa che ci metterei è che lo scopo unico del coordinamento è quello delle istituzione dei ref del a Iniziativa popolare senza quorum. Ma questo resta nella dichiarazione fondativa. Si può ribadirlo.
Il resto non saprei, sinceramente a che serve. Anzi forse non ne sono proprio capace, Il mio intento è stato quello di costruire regole non ambigue che permettessro il migliore e più chiaro esercizio della propria sovranità.
In un coordinamento per la democrazia diretta, o per i referendum deliberativi . . . o per piu- democrazia, . . . ecc ecc andrebbe a mio avviso precisato che chi ci fa parte, e chi ricopre cariche debba avere l' intenzione di sostenere gli scopi del coordinamento e che questa intenzione debba essersi palesata in modo fattivo.

Chi stabilisce e come quando una cosa è fattiva e quando non lo è?
Faccio due esempi.
1) per il gruppo offcina vale la seguente regola, esplicitata al punto 9.:
9- Va perseguito il "bene collettivo" e va affermato che esso non è il « vantaggio del partito », del « gruppo » o del « movimento » e tanto meno quello personale. Il "bene collettivo" è quello che corrisponde al maggior benessere della comunità in rispetto dell'ambiente in cui quella comunità vive.
TRadotto in parole povere: dopo sei mesi di riflessione abbiamo deciso che chi NON persegue l-interesse collettivo ma (per esempio) palesemnemte e smaccatamente si limita a ragionare con un' ottica di partito-bottega, . . . quello non fa parte di officina.

Palesemente e smaccatamente per chi?
Cioè se io dico che tu sei un arrivista e per me la questione è chiara dopo che succede?
Stai solo dicendo che si può buttare fuori uno per presunte buone ragioni. Io preferisco dire COME e CHI decide questo.
Intendiamoci, con quello si possono si fare 'alleanze", ma non lo si potra' considerare parte di quel gruppo con cui si lavora assieme, gruppo specifico, unito da quegli intenti. Lui sarebbe ALTRO, magarinon un nemico ma diverso da noi. Cosi- come uno che fosse violento . . . o uno che non volesse la trasparenza . . . o fosse contrario dalla democrazia . . . ecc ecc .
UN altro esempio.
2) Piu' di dieci anni fa (forse venti) nel paese dove mi trovo adesso in Italia, c-era una Pro loco, che aveva un certo orientamento e dei fini (vagamente pro-ecologiostici) . Gli scopi della proloco non erano pero' specificati nello statuto (a differenza di quanto fatto da Officina, che ha redatto una carta degli intenti, e che dicerto se e quando diventeremo associazione faranno parte dello statuto).
Un giorno da torino e' arrivato un torpedone carico di socialisti (militonti del partito: PSI, di allora) si sono iscritti alla Proloco del villaggio, hanno eletto un presidente che era noto per avere fini diametralmente opposti (vagamente pro-cementizi) a quelli della proloco, fino a quel momento. . . . a sera il torpedone e' ripartito ed ha riporta ti in citta' la vagonata di militonti di partito.
Il presidente e' pero' rimasto ed anche la "nuova pro-loco dallíntento cementizio", in sostituzione della precedente.
= = =
Ritengo che il regolamento di una associazione o gruppo non possa prescindere dagli intenti.
E che questi vadano dichiarati non solo nel titolo ma anche nel regolamento e che si debba richiedere agli aderenti di aderire a condizinoe di essere coerenti con gli intenti.

Io penso che l'unica cosa che ha senso sia quella di definire bene i poteri degli iscritti e che questi siano il più possibile definiti e praticabili. I principi sono sempre interpretabili. Ci fossero stati anche quei principi nella pro-loco, bastava che la maggioranza avesse deciso che non erano in contrasto con la cementificazione che invece avrebbe fatto bene all'ambiente e tanti saluti lo stesso.
Nessuna carta può mai difendere da nulla. Nemmeno quella che stabilisce le regole per la partecipazione.
Ma se proprio devo fare uno sforzo allora voglio che siano definiti i dettagli dei miei poteri, i quali soli realmente definiscono la natura dell'organizzazione. Non dimentichiamoci che stiamo mettendo su un coordinamento non un gruppo politicamente o ideologicamente omogeneo.
Con tutto ciò sei libero di scrivere principi. Io non lo sento un compito che riuscirei a portare a termine, specie pensando che dovrebbero essere principi e intenti validi per uno spettro potenzialmente molto ampio e vario di forze e singoli. Per esempio se fossi comunista e volessi i refdeliberativi non vorrei sentire principi (diversi dal comunismo) ma vorrei piuttosto definire i dettagli della gestione democratica, come posso contare e pesare senza essere usato os truemntalizzato. Questo prescinde dai principi o intenti a parte quello della pratica della massima democrazia che è appunto definito nei dettagli e non nei principi genenrali. Ma, ripeto, provaci pure.

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#3 Certo, quello che dici

Inserito da Leonello Zaquini il Mar, 07/07/2009 - 09:00.

Certo, quello che dici e'vero: non c' é "carta che ti metta al sicuro" come non eiste "regola"che ti "protegga".
L'unica cosa che veramente conta e' il valore medio dell'etica (le ragioni del fare) diffusa in un paese.
Eppure negli statuti e degli intenti di quasi tutte le associazioni da noi studiate cis ono le MOTIVAZIONI dell' ésistere.
Tanto e' vero che su di quelle abbiamo condotto delgi studi . . .
Tutti fanno in genere lo sforzo di definire il "minimo comun denominatore", da quela poi (coerentemente) possono anche dedursi delle "regole".
Per esempio:
Principio "la associazione si prefigge di perseguire fattivamente la democrazia diretta . . . bbla bla". Principio.
Regola: "Tutti sono i benvenuti nel nostro coordinamento, ma . . . possono accedere a cariche di responsabilita' solo chi HA dimostrato di fattivamente e concretamente operare per . . . bla bla".
(E' un esempio).
A me apre corretto. Ma in oltre constato che questo lo fanno praticamente tutti, presumibilmente perche' sia le regole ma anche gli intenti sono utili a creare la coesione necessaria alla esistenza (e sopravvivenza) della comunita'.

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#4 Si comioncia con gli statuti? Non vi è bastata...?!?

Inserito da Fabio Castellucci il Mar, 07/07/2009 - 14:51.

Dalla "Determinazione fondativa del Coordinamento"
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"1) I presenti dichiarano di concordare nel costituire un coordinamento di organizzazioni (associazioni, movimenti, gruppi, etc) e di singoli denominato xxxxxxxx (*) , affinché vengano introdotti i referendum deliberativi ad iniziativa popolare senza quorum a livello comunale, provinciale, regionale, e nazionale."
-
Non serve altro.
Non serve ASSOLUTAMENTE altro. Se poi servono le regolette per stabilire "chi è buono e chi è cattivo", oppure per stabilire se "sei nel gruppo che dirige oppure no"...
Beh! Allora non mi interessa.
A me interessano i referendum. Per il resto se qualcuno si deve organizzare la struttura per dargli la sua forma...
FINIRÀ come è sempre finita. In 3 si parla, in 3 si fa, in 3 si litiga. Poi si resta in 2 dopo aver "scacciato il dissidente"...
TUTTE LE LEZIONI PRECEDENTI NON INSEGNANO NULLA?!?
-
Esempio:
A maggioranza si decide di fare la azione "A". Io non sono d'accordo e, individualmente e senza coinvolgere il Comitato, faccio la azione "B".
Volete fare delle regole per farmela pagare?
-
La forza del Coordinamento sta proprio e SOLO nella semplicità ed univocità delo scopo.
E nella LEGGEREZZA assoluta della struttura.
Ogni singolo membro FA delle cose e mette gli altri al corrente di quel che fa.
Preventivamente se vuole farle IN NOME del COORDINAMENTO.
Oppure a posteriori se lo fa come azione individuale e vuole chiedere se il Comitato aderisce.
FINE DELLE REGOLE!
NESSUNO è portavoce.
Chi vuole dire delle cose LO FA, ma se non le ha illustrate e condivise prima LO FA A TITOLO PERSONALE!
E poi quali "eresie" temiamo?
O uno aderisce al SOLO ed UNICO scopo del coordinamento oppure NE è già fuori.
Nel Coordinamento:
Si scambiano CONSIGLI (nessuno da ordini a nessuno mai per nessuna ragione!)
Si condividono ESPERIENZE (nessuno IMPONE "scuole già consolidate!)
Si esprimono OPINIONI, anche in maniera "colorita" se serve! (ma nessuno da le pagelle e non esistono esami o professori!)
Si fanno assieme tutte le azioni che è possibile fare assieme (ma MAI si "sposa" il coordinamento come unico indicatoree dle bene e del male!)
-
Dai, divertitetvi. Io chiudo qui questi argomenti. Mi annoiavano a 15 anni. Adesso non li reggo proprio.
Con l'età sono diventato "incontinente"...
SAluti fabio

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#5 L'insostenibile struttura della leggerezza

Inserito da adminref il Mar, 07/07/2009 - 21:11.

Come temevo.
E mi viene voglia di andarmene al mare e aspettare che mi venga voglia di fare qualcosa per il coordinamento, perché in questo momento non ne ho alcuna.
Voglio solo dirti fabio che io penso che forse non ti rendi conto che quello che apprezzi in me, è frutto della mia tensione continua nel pormi questa domanda: se esistessero delle regole esplicite di comportamento democratico come vorrei che fossero? E poi cerco d agire come se quelle fossero effettivamente in atto.
Però, come temevo, nel momento in cui le le esprimo, non ti stanno bene.
Io no, Fabio, non ci sto. Ho promesso a me stesso che non avrei più portato (o tanto meno seguito) alcuna bandiera senza sapere come, chi la condivide, può contribuire a determinarne la direzione.
Non sopporto le regole implicite per più di un tot di tempo, e solo come passaggio obbligato verso la definizione del metodo relativo a: come posso "governare" con gli altri.
Perchè dalla mancanza di regole DEMOCRATICHE ho sempre ricavato frustrazioni molto più grandi che dalla loro presenza.
Il metodo proposto da te per me è semplicemente privo di futuro.
Mi si disegna antitetico a qualsiasi forma organizzata che possa essere efficace. Direi antistorico, quasi antisociale.
Non ne ho conosciuto UNO che fosse UNO di gruppo (politico poi proprio neanche nei sogni) che non avesse regole. La scelta è tra regole implicite e regole esplicite. Che gli piaccia o no ogni gruppo ha regole. Si, regole. Che possono essere descritte (se vuoi). Il fatto che siano implicite rendono solo più facile l'arbitrio.
irei infine (per quanto riguarda il tuo commento, che le motivazioni che tu porti sono poi in contrasto clamoroso con lo stesso obbiettivo dell'introduzione del referendum nella legislazione nazionale, regionale, provinciale, comunale. Ripeto: legislazione.
(LEGISLAZIONE, che per me = insieme di norme e regole esplicite, prevalentemente scritte, valide e accettate da uno speciale gruppo istituzionale).
Io non voglio la comunità hyppie dei legislatori e neanche la "comune" (nel senso di Parigi) dei legislatori. Io voglio la rivoluzione istituzionale (democratico diretta). Non voglio abolire le istituzioni. Io voglio che esse funzionino per me. E se dovessi andare al cesso a fare una cacca istituzionale la vorrei fare in un cesso che funzioni e non una enorme latrina a cielo aperto.
E, caro Leo, per questo sono tendenzialmente contrario a innestare principi di ordine morale, sociale, religioso, ideologico, partitico, diaframamtico-panciale... come base di qualcosa che unisce. Di un coordinamento ampio potenzialmente come l'intera popolazione italiana... ampio, come una Costituzione...
I principi sono quello per cui mi muovo, ma non sono la ragione del coordinamento.
Il coordinamento deve sapere cosa vuole-->obiettivo
e concordare sulle cose che deve fare-->decisioni
Nessuno è impedito per questo di fare quello che gli pare.
Ma si mettono in comune risorse (per ora solo umane e di volontà)
Ma risorse, il cui uso per rendere di più dovrebbe essere pianificato, pensato, progettato e attuato coerentemente.
Non si può fare facendo "ognuno come gli va,.." (...anche i preti potranno sposare ma soltanto a una certa età".)
Io non ho trascritto principi etici ma gestionali.
Forse cazzone. Ma procedure, non valori.
Anche esse hanno un valore,
Ma non è in base al loro valore etico che le ho proposte, benchè abbiano un valore etico.
E ho proposto una struttura minimale.
Sono proposte in base a un criterio , che potrà essere criticabile ma motivato dalla ricerca della democrazia non solo all'esterno ma anche all'interno del gruppo.
Se c'è un principio (implicito) è quello della ricerca della coerenza: praticare quello che si predica. E fare anche attenzione a predicare quello che si pratica, senza ideologizzazioni, con un sano occhio al senso di realtà a ciò che, nei fatti, utilmente e democraticamente pratichiamo già.
Noi abbiamo fatto un coordinamento e chiamato tale.
Abbiamo creato un modo per diventare aderente.
Abbiamo un modo decidere.
Io ho solo descritto quello che abbiamo fatto.
Ho aggiunto una componente che forse (dico a Fabio) è quella che ti ha fatto rizzare le orecchie e il pelo. Io dico avere la classica reazione autoimmune da democratico diretto.
Ho descritto e precisato dettagli di metodo. Procedurali.
Se non è venuto bene, cambiamolo. Anzi cambiamolo senz'altro.
Ma sono sempre convinto che è la fusione debole che dobbiamo perseguire.
Se no, non vedo come potrebbero mai passare cose come i ref delib ainiz popol sen quor
Analfa ta qeliben dras delsigh benqhior
Costruire una fusione debole, centrata su un obbiettivo e tanto più ampia sarà tanto più specifico dovrà essere l'obbiettivo e la proposta condivisa, da rendere ancora più debole la fusione.
In fondo perseguo l'ideale tuo, Fabio, ma per me più libertà non vuol dire necessariamente, che posso averla ora e subito, ma che possa (ben)progettarla per me o nel futuro.
Saluti.
PS: Mi dicono che quello che mi hai passato, Fabio, non fosse proprio il timone.
Tutto quello che non capite di questo scritto è colpa dei miei figli. Che brucino sul rogo. Tesori.
Le faccine, guardatele (e ma le guardo) allo specchio.

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#6 Bello Pino che mi fai

Inserito da Fabio Castellucci il Mer, 08/07/2009 - 08:14.

Bello Pino che mi fai allegria sempre, anche e soprattutto quando mi "cazzi" (voce del verbo militare "cazziare" anche declinato nella forma "fare il cazziatone"!).
-
Non c'è NULLA da replicare a quello che dici.
Io usualmente scrivo (in maniera naive e molto UTILITARISTICA - per me, beninteso) più per chiarire le mie idee che non per "formare" le vostre. Hai ragione su tutto (e non Ti do ragione per farTi contento: una mancanza di rispetto del genere non la farei nemmeno al peggiore degli stronzi!).
Diciamo che più che altro io dichiaro i miei limiti.
Sul terreno delle regole io non porto frutto.
Ci sei Tu. falle Tu. Io, per ora, ho solo visto che valgono le regole di autoselezione, quelle di natura evolutiva. Ma probabilmente io ho "visto"... quello che volevo vedere.
-
Sul piano delle "formazione delle regole" io non do frutto. Non sono capace e delego Te. Diciamo che è un po' come la faccenda del quorum...
Io decido che o per ignoranza, o per indole, o perchè "so la verità e Voi non potete capirla", NON parteciperò alla formazione delle regole. QUINDI, come per il quorum, mi limiterò a rispettare (se mi va) oppure no (e allora avrete tutti i diritti di cacciarmi) quelle che elaborerete.
Per vigliaccheria o indole sono sempre stato un libero battitore. Non ho voglia di diventare altro ora che sono in parabola discendente.
Servo per ora la causa "limitata" del ref. delib. ecc.ecc. (a proposito, troviamogli un acronimo o un nome in codice tipo CUP-SIT-VAC o qualcosa del genere...).
Azioni ne sto facendo tante, e probabilmente faccio male a non riferirle nemmeno al coordinamento. Fa parte del mio lato superbo e vagamente "stronzo" del carattere che mi sono formato...
Ma ormai ogni striuttura la vedo solo come PESO INUTILE da portarmi addosso. Che ci vuoi fare? Abbi pazienza. Non si cava sangue dalle rape.
-
Ciao Pino Bello che mi metti allegria!
Spero la Tua schiena vada meglio. Se ci sentiamo in privato Ti dico cosa ho fatto io per la schiena. (A proposito di regole: parlando di dati sensibili TUOI in questo contesto pubblico ho infranto regole di privacy? Mi sa di si... Stikazzi...!)
Una chiacchierata con Te (di tutto tranne che di Coordinamento, se nò ci prende DAVVERO una brutta forma AUTOIMMUNE! - P.S.: anche sulle malattie autoimmuni avrei da dire le mie... ma allora chiameresti la neuro deliri!) mi farebe davvero piacere. Ogni augurio sincero ed affettuoso alle tue vertebre e dischi, con particolare affetto per muscoli e tendini che litigano fra loro più o meno come facciamo noi... PER NULLA!
Ciao. fabio
Ognuno porta quel che ha. E Ciascuno farebbe BENE ad evitare di portare quel che NON ha. E magari crede di avere.

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#7 Mi dispiace di interrompere

Inserito da Leonello Zaquini il Mer, 08/07/2009 - 11:31.

Mi dispiace di interrompere il vostro idillio, ma devo dichiarare (temo con vostro dispiacere) che sono d'accordo con i contenuti di quanto proposto:
1) La frase:
" I presenti dichiarano di concordare nel costituire un coordinamento di organizzazioni (associazioni, movimenti, gruppi, etc) e di singoli denominato xxxxxxxx (*) , affinché vengano introdotti i referendum deliberativi ad iniziativa popolare senza quorum a livello comunale, provinciale, regionale, e nazionale."
E' indispansabile.
2) gruppo e persone sono liberi di intrappredere iniziative in modo autonomo ed indipendente, qualora il coordinamento non aderisca ad esse.
Aggiungerei che gruppi e persone sono liberi di NON aderire quando non condividessero iniziative del coordinamento.
= = =
L'unica cosa che non capisco (. . . ma ci rinuncio anche, e non me ne fotte molto ) e' come mai usiate MIEI argomenti (aggiungere le motiviazioni dell'esistenza e gloi intenti del coordinamento), con l'aria di polemizzare con i miei argomenti . . .
Ma questi sono fatti vostri.
= = =
Per definire gli intenti del coordinamento toglierei le parole legate al fatto di essere noi a firenze " I presenti dichiarano di concordare nel costituire . . . " mi pare che il coordinamento si acostituito e non siamo piu' "presenti all'hotel Fleming", al posto aggiungerei le precisazioni fatte da Fabio a Piero, quando spiegava che "il coordinamento non e' un pensatio".
In quella occasione fabio precisava la "vocazione pratica e fattiva" del coordinamento.
Se la necessita' di quella precisazione si e' fatta gia' sentire, vale infatti la pena di tenherne conto.
Per cui la frase che descrive gli intenti ESISTENTE e non "promesso di esistere" potrebbe essere:
" Il coordinamento di organizzazioni (associazioni, movimenti, gruppi, etc) e di singoli denominato coordinamento per la democrazia diretta, esiste con l'intento di promuovere azioni pratiche e concrete, affinché vengano introdotti i referendum deliberativi ad iniziativa popolare senza quorum a livello comunale, provinciale, regionale, e nazionale."
Nelle regole, poi, potrebbe essere ripreso questo aspetto della "vocazione fattiva" (e non elaborativa - teoricizzante) del coordinamento, aggiungendo la frase che avevo stilato (e ripeto adesso a memoria):
"Tutti coloro i quali sono favorevoli alle democrazia sono benvenuti nel nostro coordinamento. Vista la vocazione partica e fativa del coordinamento, nella scelta delle cariche di responsabilita' e nella distribuzione dei ruoli si privilegera' la disponibilita' e la propensione al lavoro pratico e concreto dei candidati".

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#8 Sintentizzo al proposta

Inserito da Leonello Zaquini il Gio, 09/07/2009 - 00:34.

Caldamente suggerisco di introdurre le frasi seguenti:
= = =
= = =
" Il coordinamento di organizzazioni (associazioni, movimenti, gruppi, etc) e di singoli, denominato coordinamento per la democrazia diretta, esiste con l'intento di promuovere azioni pratiche e concrete, affinché vengano introdotti i referendum deliberativi ad iniziativa popolare senza quorum a livello comunale, provinciale, regionale, e nazionale."
.
.
.
= = =
= = =
Nelle regole, poi, potrebbe essere ripreso questo aspetto della "vocazione fattiva" (e non elaborativa - teoricizzante) del coordinamento, aggiungendo la frase che avevo stilato (e ripeto adesso a memoria):
.
.
.
"Tutti coloro i quali sono favorevoli alle democrazia sono benvenuti nel nostro coordinamento. Vista la vocazione pratica e fattiva del coordinamento, nella scelta delle cariche di responsabilita' e nella distribuzione dei ruoli si privilegera' la disponibilita' e la propensione al lavoro pratico e concreto dei candidati".

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